10/05/2012

Università: orientamento alla John Cabot University

Giornata di orientamento per la scelta universitaria. Sabato 12 maggio, la John Cabot University, organizzata l’Open House dalle ore 15 in via della Lungara 233.
           La John Cabot University  ha avuto un incremento di iscrizioni in questi ultimi anni: rispetto al 2010 gli studenti italiani che hanno scelto l’Università americana nel cuore di Roma sono aumentati del 60%, e soltanto per quanto riguarda l’iscrizione all’Open House si registra oggi  un aumento del 45%.
            Per la prossima giornata di sabato 12 maggio  si sono registrati ragazzi e ragazze da tutta Italia; dal Nord, con Milano, Torino, Piacenza, Ferrara;  dal Centro Italia come da Chieti, Roma, Frosinone  (in particolare due studenti romani e una frusinate sono stati negli anni precedenti quelli che hanno raggiunto i voti più alti) e Latina;  dall'Italia meridionale e insulare, con Napoli e Sassari.
            Molti studenti provengono anche da università italiane pubbliche e private prediligendo in tal modo  un Ateneo che offre un percorso formativo direttamente collegato al mercato del lavoro attraverso gli stages.
            Alla giornata di orientamento parteciperanno  professori delle diverse facoltà della John Cabot.
            “Per la John Cabot – ha affermato il presidente Franco Pavoncello – l’Open House è un appuntamento fondamentale attraverso cui presentiamo  ai futuri  studenti un percorso formativo seguendo un diverso approccio allo studio e al futuro. Quello che c’interessa non è solo trasmettere informazioni e competenze  ma sviluppare nei ragazzi il senso critico e l’autonomia di pensiero”.
“Questa – ha concluso Pavoncello- è una caratteristica preziosa dell’educazione americana profondamente interconnessa con il mercato del lavoro”.

14/04/2012

Fnsil'alternativa, Lettera22: Grazie al pres. Fini, no a oscuramento rassegne web

COMUNICATO STAMPA

FNSIL'ALTERNATIVA-LETTERA22: GRAZIE AL PRESIDENTE DELLA CAMERA GIANFRANCO FINI NO A OSCURAMENTO RASSEGNE STAMPA ON LINE
NECESSARIA RIFORMA CHE COINVOLGA ANCHE I RAPPRESENTANZA DEI GIORNALISTI E DEI CONSUMATORI



"Il presidente della Camera, Gianfranco Fini con la sua contrarietà all'oscuramento delle rassegne stampa on line, ha dimostrato non solo grande sensibilità a tutela del pluralismo dell'informazione ma anche a salvaguardia dei diritti dei cittadini. Lo ringraziamo per questo". E' quanto dichiarano Paolo Corsini e Pierangelo Maurizio di Fnsil'Alternativa e Sabrina Fantauzzi responsabile settore web di Lettera22.info.
"La denuncia fatta dal blog 'il Cicalino' -hanno osservato - aveva costretto Palazzo Chigi ad un'ammissione di 'colpa' priva di quella necessaria attenzione alle esigenze degli utenti della rete".
"Lavorando tutti nel settore dei media-hanno affermato- comprendiamo la necessità degli editori e dei giornalisti di tutelare il diritto d'autore. E' quindi indispensabile una riforma di settore, una riforma che però tenga conto dei cambiamenti della comunicazione nell'era digitale. Il black out sic et simpliciter rappresenta un errore di forma e di sostanza che lede quel principio di web democracy e di web transparency di cui si alimenta la libertà dell'era digitale. Il presidente Fini lo ha perfettamente capito".
"Resta tuttavia da sottolineare l'amarezza nel constatare come i media tradizionali siano riluttanti a trovare sinergie con la rete, individuando nelle rassegne stampa competitors invece di alleati".
"Ci auguriamo - hanno concluso Corsini, Maurizio e Fantauzzi - che al tavolo di riforma sul diritto di autore, possano essere rappresentati le associazioni dei consumatori e della rete. Solo così si potrà trovare una soluzione che possa salvaguardare l'impresa economica editoriale e i diritti dei cittadini a essere informati".

13/04/2012

Lettera22.info: rassegne stampa on line. Riforma coinvolga la rete e i giornalisti

 

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Oscuramento rassegne stampa on line,  Lettera22, comunicato stampa:  "L'oscuramento della rassegna stampa on line da parte del Governo e dei ministeri dell'Economia, Lavoro e Funzione Pubblica desta preoccupazione. La denuncia fatta dal blog 'il Cicalino' ha costretto Palazzo Ghigi ad un'ammissione di 'colpa' priva di quella necessaria attenzione alle esigenze degli utenti della rete". E' quanto dichiarano il presidente di Lettera22, Paolo Corsini, e il componente del direttivoPierangelo Maurizio e Sabrina Fantauzzi, responsabile del settore web per L22. "Lavorando tutti nel settore dei media-hanno affermato-  comprendiamo la necessità degli editori e dei giornalisti  di tutelare il diritto d'autore. E' quindi indispensabile una riforma di settore, una riforma che però tenga  conto dei cambiamenti della comunicazione nell'era digitale. Il black out sic et simpliciter rappresenta un errore di forma e di sostanza che lede quel principio di web democracy e di web transparency di cui questo Governo e la Fieg si fanno vanto e che potrebbe pericolosamente esterndersi ad altre amministrazioni e istituzioni".
"Le rassegne stampa on line -hanno precisato- sono un servizio fondamentale per i cittadini e per gli operatori dell'informazione. Questa decisione  rappresenta un ulteriore colpo inferto  il pluralismo dell'informazione che si alimenta anche e soprattutto della pluralità degli strumenti informativi, tra cui le rassegne stampa on line. Dalla lettera della Fieg, pubblicata sul Cicalino (http://ilcicalino.blogspot.it/2012/04/fieg-ecco-la-letter...) si apprende che gli editori hanno aperto un confronto con gli operatori economici di settore (le aziende fornitrici di rassegne stampa). Ma risultano del tutto esclusi i rappresentanti della rete, i rappresentanti dei cittadini attraverso le associazione di tutela dei consumatori, e dei giornalisti che pure sono stati costretti dal mercato ad 'adeguarsi' alla comunicazione digitale". 
"Chiediamo pertanto - hanno concluso- che il sottosegretario Paolo Peluffo, per le deleghe di competenza e  la Fnsi   si facciano promotori di una richiesta affinché tutta la filiera dell'editoria, dal produttore al consumatore, sia adeguatamente rappresentaa per contribuire alla riforma del sistema. Altrimenti, questa decisione si configura per quella che è: un semplice atto di censura".
www.lettera22.info

06/04/2012

Bossi, dopo di lui, partiti 'diluviati'...

 
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Chiunque continui, nonostante tutto, ad amare una certa idea della politica, non può gioire della rovinosa fine della Lega e del suo 'Leone'. Non partecipo ai cori di giubilo. Bossi, al netto del folklore e delle provocazioni, ha costretto tutti a cambiare i codici della politica e della sua 'offerta'. Senza di lui,  i partiti perdono un potenziale alleato o un comodo avversario.  Bossi è la Lega, e non viceversa. La retorica anti-bossi  ha riempito i giornali quasi quanto la retorica antiberlusconiana. Oggi tutti si ritrovano senza l'uno e senza l'altro. C'è chi ride? Le iene ballano attorno al leone solo quando è morente.

04/04/2012

Le tagliano la pensione: anziana si suicida. E il ministro Fornero parlava di comunicazione 'friendly'...

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Nel question time sulle somme indebitamente percepite dai pensionati a causa di errori dell'Inps che ne chiedeva la restituzione, il ministro Fornero aveva assicurato all' aula e all'on. Duillio, interrogante, che si sarebbe battuta affinché la comunicazione dell'Istituto fosse più...come dire 'friendly'. Le lettere inviate infatti, oltre a essere contenutisticamente drammatiche per i pensionati, ...difettavano di trasparenza, intelligibilità, individuazione dei responsabili del procedimento. Ebbene, ieri una pensionata di 78 anni si è suicidata perché le è stata tagliata la pensione di 200 euro. Ne prendeva 800. Lo scorso anno aveva perso il marito, gravemente invalido, ed era entrata in depressione. IO OGGI VOGLIO SAPERE CHI CAZZO HA SCRITTO QUELLA LETTERA, COME E' STATA REDATTA, VOGLIO SAPERE SE IL PRESIDENTE MASTROPASQUA ERA CONSAPEVOLE DELLA VULNERABILITA' DELL'ANZIANA, VOGLIO SAPERE SE LA LETTERA CONTENESSE IL NOMINATIVO DEL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO. VOGLIO CAPIRE, PER DIO, SE QUELLA MALEDETTA LETTERA SIA STATA SEGUITA DA UNA TELEFONATA, SE CI FOSSE UNA STRAMALEDETTISSMO UFFICIO DI RELAZIONE CON IL PUBBLICO (PUBBLICO!) E SE ESISTA ALL'INTERNO DELL'INPS UN UFFICIO DRAMMI PERSONALI...SI' DRAMMI PERSONALI. DI CASI UMANI. O CHIAMATELO COME VOLETE. PERCHE' UN ISTITUTO NON PUO' TRATTARE UN PENSIONATO SOCIALE, ANZIANO, VEDOVO, SOLO, IN DEPRESSIONE COME SE SI TRATTASSE DI UN PENSIONATO A 2000 EURO, A 5000 EURO, A 10 MILA EURO. QUESTA STORIA NON PUO' FINIRE COSI': CON UNA CORONA E CON UN FUNERALE! L'ISTITUTO TACE, NEPPURE UN CHIARIMENTO, UNA SPIEGAZIONE. NESSUN COMMENTO. E' STATA SUICIDATA! NEL SILENZIO PIU' TOTALE. POVERI FIGLI! POVERA FAMIGLIA ITALIANA.

13/03/2012

Bel Paese addio: gli stranieri preferiscono al corrida e la Tour d'Eiffel...

 

turismo italia.jpgTurismo: l'Italia perde posizione rispetto alla Francia e alla Spagna, che assurgono a competitors principali nella capacità di attrarre turismo internazionale. Chissà perché però, le istituzioni deputate al controllo e al monitoraggio dei flussi turistici internazionali non lo dicono apertamente. L'Italia attrae sempre meno. Non possiamo consolarci con il turismo interno che produce solo spostamento di ricchezza da un'area all'altra del Paese. Dobbiamo puntare al turismo internazionale che porta nuove risorse economiche. Uno studio europeo, eurobarometro, ha prodotto un documento zeppo di statistiche di 168 pagine e tutto scritto in inglese (ma l'Italia non è paese co-fondatore dell'Ue). Quindi chi volesse leggerlo, si armi di pazienza. Non hanno il dono della sintesi questi 'scienziati' europei. Emerge il ruolo di internet nella scelta delle destinazioni, a fronte di un'Italia ancora indietro nella promozione on line.
L'Osservatorio Nazionale per il Turismo, ente italiano che sovraintende alle statistiche turistiche, ha realizzato un dossier di confronto tra l'Italia, la Spagna e la Francia. I risultati? Il turismo mondiale predilige la Spagna rispetto alle due 'cugine'. I tedeschi da sempre affezionati allo 'Stivale', lo 'stivale' italiano  se lo sono tolto per calzare quello ispanico. Rassegnamoci. A che? A questi politici incompetenti che in cerca di petrolio, gas non capendo che il turismo è il nostro 'oro bianco'. Pazienza.


http://www.ontit.it/opencms/opencms/ont/it/focus/focus/Il...

http://www.ontit.it/opencms/export/sites/default/ont/it/d...

20/02/2012

Se la 'Borsa' non tira più...

 

 

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L'Italia del turismo affossa la politica turistica. C'è qualcuno che vorrebbe candidarsi a spiegare questo ennesimo mistero italiano? La Borsa Internazionale del Turismo che si è appena conclusa a Milano si è trasformata in una 'semplice' vetrina delle regioni italiane. Stand territoriali sotto tono, assenza totale delle istituzioni, mancanza di una politica turistica improntata alla valorizzazione e alla promozione del 'Marchio Italia'. Forse perché neppure gli italiani ci credono più. In compenso, erano presenti tutte le regioni italiane, anche in virtù, si fa per dire, della tanto osannata riforma del Titolo Quinto della Costituzione, attraverso cui quei luminari del centrosinistra assegnarono la promozione del turismo alle Regioni. Anche l'Enit, ente nazionale italiano turismo, si è accodato alla lista dei magnifici assenteisti. Giusto per curiosità professionale, abbiamo fatto un giro sui siti di Italia.it, e Enit.it.

Ebbene, la Bit non era neppure calendarizzata tra gli appuntamenti da promuovere sulle rispettive home page. Viceversa, erano ben presenti appuntamenti internazionali immancabili come la fiera del turismo in Siberia (sic) e l'importanza della location Italia come set per i matrimoni indiani. Non a caso, una delle tappe calendarizzate era la Fiera di Bollywood.

Allora ci chiediamo che senso abbia avuto la riesumazione del Ministero del Turismo se financo  il ministro Gnudi ha disertato la borsa milanese. Ci chiediamo che senso abbia il mantenimento di strutture deputate all'uomo, come l'Enit. Se c'è lo si faccia lavorare degnamente altrimenti è meglio che si chiuda. Ci domandiamo, infine ma non alla fine, perché continuare a spendere soldi, finora 'appena' 38milioni per un portale sulla promozione turistica dell'Italia, come Italia.it, sul quale proprio oggi Sergio Rizzo ha scritto un imperdibile pezzo su Corriere Economia (che forse meritava la prima pagina del quotidiano di via Solferino).

C'è stato un tempo, attorno agli anni Ottanta e Novanta, che la classe dirigente italiana organizzava convegni, appuntamenti, tavole rotonde con fior di giornalisti e operatori turistici di settore, non certo per promuovere location regionali ma per interrogarsi su quale potesse essere la politica turistica più consona al mantentimento dell'egemonia italiana nella gratuatoria turistica internazionale. Non si organizza più nulla di simile. Putroppo. La promozione turistica confusa con la politica economica di settore è affidata alle Regioni e ai Comuni, che spesso utilizzano il turismo come un bancomat per alimentare clientele, organizzare viaggi esotici, workshop minimalisti.

Va bene tutto: ma non ci si chieda poi perché l'Italia sia scivolata in fondo alla graduatoria delle mete internazionali che attraggono i turisti. E per promuoverci andiamo in Siberia: piuttosto mettiamo questa classe dirigente nei gulag!

 

 

 

13/05/2011

Architetti, 'costruttori' dell'Unità nazionale.

 

Un tempo la politica credeva nell’architettura. Di più: l’architettura era lo strumento principale attraverso cui imperatori, papi  e re  comunicavano con il loro popolo. Un tempo gli architetti credevano nella propria funzione sociale costruendo città, monumenti e piazze ispirati da una prospettiva pubblica e  da una dimensione umanistica. L’incontro tra i sovrani e architetti fu fondamentale per la costruzione visiva dell’Unità italiana faticosamente raggiunta.

Un contributo importante in questo senso lo offre la mostra ‘Architettare l’Unità’, curata da Fabio Mangone e Maria Grazia Tampieri,  promossa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dall’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia, presso la Casa dell’Architettura (Piazza Manfredo Fanti 47, fino al 27 maggio, ingresso libero).

Inaugurata qualche giorno fa, si trova in un rione simbolo dell’Unità d’Italia, l’Esquilino, dove la toponomastica è dedicata a eroi risorgimentali e con una piazza dedicata Vittorio Emanuele II edificata proprio per celebrare Roma Capitale d’Italia. Situato vicino all’emblema della modernità, la stazione Termini, l’Esquilino era il segno della trasformazione della Roma papalina in Capitale europea con un’impostazione urbanistica razionale di impronta parigina. Gli influssi culturali tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento erano molti a dimostrazione del grande ruolo svolto dall’architettura nella costruzione dell’identità non solo italiana ma anche europea. Non a caso, il presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma, Amedeo Schiattarella, «ha sottolineato la capacità dei curatori di far emergere la vitalità dell’architettura italiana tra l’Unità e  la fine dell’Ottocento».

«La mostra – ha osservato - si propone di presentare a un pubblico ampio 18 esempi emblematici delle architetture costruite nella prima fase dell'Unità, ponendo al centro dell'attenzione alcuni specifici temi che riguardano da un lato la costruzione dell'immagine del nuovo Stato nazionale e dall'altro la costruzione e la salvaguardia delle identità tradizionali».

         L’architettura, dunque, mezzo con cui fu costruita l’Italia che, come Stato nazionale, doveva dotarsi di tutto: ministeri, scuole pubbliche, prefetture, stazioni ferroviarie, musei civici, spazi pubblici come piazze, giardini e monumenti celebrativi.

Primo fra tutti, il Vittoriano che rappresentò sin dalle origini il tempio laico dello Stato unitario.

In questa sorta di piano regolatore nazionale entrarono tutte le città italiane: oltre alle tre Capitali post-unitarie (Torino, Firenze e Roma) interventi importanti coinvolsero anche Milano, Cuneo, Bologna, Padova, Napoli, Perugia, Sassari, Bari, Campobasso.

L’esposizione presenta bozzetti e progetti autentici di architetti noti e meno noti ed è accompagnata da totem esplicativi che ricostruiscono il percorso storico e culturale delle scelte architettoniche e urbanistiche con le quali è stata costruita l’identità unitaria.

La creazione di uno stile architettonico nazionale fu un argomento sul quale si confrontarono con sorprendente attualità gli architetti di allora divisi tra lo stile regionale, lo stile internazionale, e infine quello nazionale.

Ma con la presa di Roma s’iniziò sempre più guardare alla classicità.

Lo stile architettonico nazionale fu alla fine deciso dall’irresistibile fascino universale della romanità. Del resto Roma era considerata capitale naturale del nuovo Stato prima ancora del 1871. Lo riconobbe lo stesso Camillo Benso Conte di Cavour, nel 1861, in uno dei primi (e ultimi) interventi parlamentari a Torino: «Roma – disse- è la sola città d’Italia che non abbia memorie esclusivamente municipali; tutta la storia di Roma dal tempo dei Cesari al giorno d’oggi è la storia di una città la cui importanza si estende infinitamente al di là del suo territorio, di una città cioè destinata a essere la Capitale di un grande Stato».

Roma era centrale nel confronto politico: deputati e i senatori erano convinti che associare sul piano politico la Città Eterna alla giovane nazione fosse indispensabile per la stabilità e per conferire grandezza alla metropoli significasse conferire grandezza al Paese. 

Roma Capitale dunque non è certo una gentile concessione leghista nata dall’attuazione del federalismo fiscale ma un percorso segnato anche per la universalità storica, artistica e architettonica della Città Eterna.

La presentazione del catalogo della mostra il 16 maggio, alla quale parteciperanno rappresentanti delle istituzioni e architetti, può rappresentare un momento di riflessione sul rapporto tra politica e architettura. Può forse gettare le condizioni per ristabilire un legame interrotto, troncato talvolta dalla reciproca diffidenza, o eroso talvolta dalla strumentalità.

Inevitabile domandarsi dove vada oggi  l’architettura che pare abbia smarrito la sua antica missione sociale prediligendo una funzione più privata, individualistica, decontestualizzata, tanto da risultare una professione residuale.

Del resto, basta leggere quella scritta sberleffo su un muro della facoltà d’Ingegneria a Roma: «Ragazzi studiate, sennò diventate architetti».

 

 

15/04/2011

Libri di testo: quando Alleanza Nazionale ci provò...scatenando l'inferno

 

 

Era l'8 novembre 2000, primi mesi della giunta Storace. L'aula del consiglio regionale approvò in chiusura di seduta la mozione sul pluralismo dei libri di testo nelle scuole presentata dall'allora capogruppo di Alleanza nazionale, Fabio Rampelli. Il documento passò all'unanimità. Neppure l'opposizione, piuttosto distratta, si rese conto di ciò che stavano votando. Il giorno dopo,il giovedì 9 novembre,  Fabio mi chiama dicendomi di fare il comunicato.

Lo Feci.

Ricordo ancora il titolo: "Rampelli (An): Riscrivere la Storia, approvata mozione sul pluralismo dei libri di testo contro la faziosità della storiografia marxista”.

Era un tranquillo pomeriggio di novembre. Invio il comunicato.  

Venerdì eravamo sulle prime pagine nazionali di tutti i giornali italiani, sulle tv e sulle radio. Repubblica, Corriere, la Stampa, emittenti radiofoniche, trasmissioni tv. Un delirio. Come un delirio sembrava essersi impossessato della giunta regionale, con Storace imbufalito contro tutti...e contro Rampelli sopra tutti. Un delirio montante durato settimane e settimane intere.

Il dibattito si presentò sin dalle sue battute iniziali di una virulenza politica e culturale che mise duramente alla prova il confronto civile tra maggioranza e opposizione. Nell'arco di un mese, oltre mille pagine di articoli di giornali italiani e stranieri, con pezzi scritti addirittura in polacco e in giapponese. Che io conservo gelosamente soprattutto perché si trattò di un dibattito ricco di spunti e analisi interessanti nel quale tutta l’intellighenzia italiana – di tutti gli orientamenti: marxista, cattolica, liberale, socialista- s’interrogava sulle ‘ragioni della storia’, sulla impossibile ricerca di un equilibrio tra sapere storico, verità storica, narrazione storica e ideologia. C’era chi difendeva lo status quo per difendere la propria egemonia, e chi come la destra e il Vaticano aspirava a una maggior pluralismo culturale.

 

Da un punto di vista politico, Alleanza nazionale fu lasciata sola dall'alleato Forza Italia che non aveva digerito il  nostro protagonismo culturale. La proposta peraltro nacque dall'inchiesta di una giovanissima militante di Destra, Giorgia Meloni, che alla guida di Azione studentesca aveva raccolto le chicche più interessanti dell'albero storto della storiografica scolastica e univesitaria. Ci fu uno scontro istituzionale senza precedenti (almeno per allora) con il presidente del Senato, Nicola Mancino, che  aveva criticato attraverso una lettera privata la posizione assunta dal governatore della Regione lazio Storace. Che ne approfittò per strapazzare (piuttosto) brutalmente la seconda carica dello Stato. Anche il presidente della Camera Luciano Violante parteciò al  dibattito, segno evidente del grado di  coinvolgimento della politica a tutti i livelli istituzionali.  Se da un punto di vista politico ci furono tradimenti e meline, anche se la base di an era straordinariamente compatta su questo fronte,  da un punto di vista culturale, il dibattito fu davvero interessante.

Ci fu per davvero la primavera del pluralismo: storici, intellettuali, giornalisti, accademici, insegnanti, sindacati, editori, tutti con varie posizioni espressero illuminanti pareri che dimostravano comunque la necessità di svecchiare un monopolio culturale ed editoriale fino ad allora detenuto dalla sinistra, secondo un disegno gramsciano di occupazione degli spazi di potere. Ricordo le posizioni favorevoli del presidente Cossiga, del filosofo Colletti, degli storici Perfetti e Melograni, di Giuliano Ferrara che da lì a poco avrebbe aperto  un'inchiesta su questo tema. Tutti condividevano la premessa ma non le conclusioni: ovvero l'istituzione di una commissione d'inchiesta, che seppur composta da storici di tuttio gli orientamenti politici, poteva nascondere un 'pericolosa' tentazione censoria. Non era questa ovviamente l'intenzione. Che sono le stesse della Carlucci segno evidente che le cose non sono affatto cambiate ad oltre 11 anni da quel primo tentativo.

Ma c’è una differenza sostanziale tra la proposta di Fabio e quella della Carlucci. La prima proponeva una commissione di storici di tutte le tendenze politico-storiografico.

La seconda è composta da politici. La cui attendibilità scientifica è  pari alla loro cultura storica: neppure sanno perché sia stato scelto il 17 marzo per celebrare il 150 anniversario dell’Unità d’Italia.

Ps. Una sola cosa avrei evitato di fare. Mandare il comunicato il giorno 9. L’indomani, il 10 novembre, sarebbe stato  il 72^ anniversario della Notte dei Cristalli del Reich. Provai vergogna soltanto all’idea di un accostamento volontario.

23/03/2011

Berlusconi turista fai da te? Ahiahiahaiahiiii!

Quando si tratta d’Italia…Palazzo Chigi la maltratta.

       L’ultima gaffe è quella del testimonial d’eccezione: sì proprio lui, Silvio Berlusconi, ‘scritturato’ dal suo ‘cane da polpaccio’, il ministro del Turismo, Michela Brambilla per promuovere l’immagine dell’Italia. (http://www.governo.it/Presidente/AudioVisivi/dettaglio.asp?d=62898 )

       Nello spot di 30 secondi realizzato dal ministero del Turismo, in onda sui canali Rai, il  premier si lancia in una descrizione delle ricchezze artistiche italiane  esaltandone la bellezza e l’unicità: e ne ha ben donde.

       Tuttavia, l’entusiasmo da promoter gli gioca un brutto scherzo.  Sì, perché quando si chiamano in causa istituzioni mondiali come l’Unesco e siti tutelati, l’opinione deve restare ben distinta dai fatti e non si possono lanciare percentuali senza essere scientificamente certi della inoppugnabilità dei dati.

       E sui dati il premier dimostra una discreta dose di ignoranza -  o quanto meno superficialità -  piuttosto grave da parte di chi deve promuovere il proprio Paese.

       Dice Berlusconi con tono declamatorio: “L’Italia è il Paese che ha regalato al mondo il 50% dei beni artistici tutelati dall’Unesco”.

       Falso.

       I siti Unesco in tutto sono 911: 704 culturali, 180 naturali, 27 misti. I siti italiani tutelati  dall’Unesco sono

in tutto 45, dei quali 42 culturali e 3 naturali.

       La lista aggiornata non è difficile da trovarsi ed è agevolmente consultabile sul sito http://whc.unesco.org/en/list/

       Se il problema per Palazzo Chigi è l’inglese, no problem, c’è anche il sito in lingua italica: http://www.unesco.it/cni/index.php/siti-italiani.

       Facendo un semplice calcolo ci risulta che quarantacinque siti non rappresentano l’oltre 50 per cento,   (come riferito da Berlusconi)  di quelli tutelati dall’Unesco, che sono 911. Ma il  5 per cento circa.

       Si tratta comunque di un record ma lontano dall’iperbolico primato raccontato da Berlusconi

       Diciamola tutta: l’errore di per sé è veniale perché l’Italia è così ricca di meraviglie che davvero meriterebbe tale riconoscimento ma il presidente del Consiglio dimostra ancora una volta e anche in questo caso di avere il piccolo difetto di confondere i suoi desideri con la realtà.

       La gaffe pur leggera solleva un quesito che leggero non è affatto: possibile che al ministero del Turismo nessuno sia stato in grado di confezionare un testo con dati ufficiali tratti dal sito Unesco?

       Se la Brambilla non è in grado di fare il responsabile del Turismo, di certo Berlusconi non può fare il sostituto di Bondi al ministero dei Beni Culturali. A ognuno il suo,  di mestiere: la Brambilla venditrice di pesce surgelato, Bondi poeta e Berlusconi…il ‘pensionato’ di lusso che gira l’Italia.

Per turismo.

 

Ps. Aggiornamenti della serie 'scopri l'errore':

nell'ultimo spot sul 150° anniversario dell'Unità d'Italia realizzato dal Governo il  nome 'Italia' viene citato più volte. Il nuovo spot   sostituisce quello precendente nel quale il nome proprio del nostro Paese non veniva mai citato. Ne nacque un articolo che ha fatto il giro di i giornali, compresi quelli on line,  tv e youtube (link a pezzo).

Ma il diavolo si nasconde nei dettagli.

Nel nuovo spot, realizzato anche con un certo garbo, a un certo punto compare la scritta: "Nel 1870 Roma diventa Capitale d'Italia"...

Proprio non ce la fanno a studiare un po' di storia...

http://www.governo.it/Presidente/AudioVisivi/dettaglio.asp?d=62841